. C A M P O .
laboratorio coreografico
Workshop campo

La proposta del laboratorio CAMPO si sviluppa nell’arco di tre week-end e pone al centro una serie di pratiche fisiche sottili sul sistema corpo e sulla relazione corpo-presenza.     

 

Le pratiche fisiche proposte ruoteranno intorno al tema del corpo vibrante, somma di oscillazioni diacroniche interne e risonanze esterne. 

 

Il corpo è una rete di stimoli sensoriali. 

Ciò che chiamiamo presenza è il nucleo dinamico di un campo di forze, vigile a un doppio livello percettivo, indagato perciò secondo due diverse modalità: 

1- un training direzionato a un’analisi somatica sensibile, dedicata alla micro vibrazione.

2- un lavoro immaginativo e dinamico-più legato alla composizione e alla creazione di una forma- in dialogo con lo spazio, con l’architettura e con le altre presenze mobili nell’ambiente. 

 

Si tratta di rintracciare geometrie visibili e invisibili che sostengano ogni danzatore nei propri desideri motori, artistici e coreografici.

Si lavorerà poi in maniera guidata alla composizione di brevi frammenti danzati e alla creazione di un organismo coreografico collettivo, attraverso la condivisione di semplici regole di gioco.

 

L’attitudine è quella del ricercatore che esplora e arricchisce costantemente il proprio paesaggio sensoriale, allenando percezione e immaginazione a creare un’unità dinamica tra le forze interne ed esterne al corpo.

TO ACT/TO DO/TO PERFORM
laboratorio di ricerca artistica per attori, danzatori e persone interessate alla ricerca sul movimento
Workshop to act

 

È nostra intenzione creare una pratica di ricerca concentrata sul movimento e sul ritmo.

Iniziamo con questo primo laboratorio della durata di 3 giorni in cui proponiamo pratiche sedimentate della compagnia unite a pratiche sperimentali.

 

First Clown: …for here lies the point: if I drown myself wittingly, it argues an act, and an act hath three branches – it is to act, to do, and to perform.

Primo Clown: … qui sta il punto; se io mi affogo deliberatamente, ne deriva un atto, e un atto ha tre rami: agire, fare ed eseguire. (AMLETO, atto V, scena I)

 

Il clown contiene l’essenza dell’essere umano, in particolare di chi offre il suo corpo e il suo lavoro alla relazione con lo sguardo esterno. Il clown è l’essenza dell’artista performer.

La sua figura, con i significati che contiene, è diventata una porta obbligata per rigenerare la nostra arte teatrale.

In alcuni spettacoli abbiamo attraversato il clown partendo dalla sua immagine e atmosfera.

Ora vogliamo lavorare sull’osservazione e la pratica di alcuni esempi ponendoci diverse questioni.

Il ritmo, motore che permette la risonanza tra il corpo del performer e degli spettatori.

La presenza intesa come qualità di movimento: il modo di stare sul palcoscenico, la posizione nello spazio e la relazione con gli oggetti.

Buster Keaton. Jacques Tati.

Ci interessa, in quest’occasione, indagare la coesistenza di azioni concrete e movimenti astratti.

 

 

LABORATORIO DI TEATRO, MOVIMENTO E SGUARDO
laboratorio aperto a tutti
Workshop teatro

La proposta è quella di condividere i problemi e le tecniche che, praticate, aprono la creazione di uno spettacolo.

Ogni giornata di laboratorio inizia con il training fisico e prosegue con un’indagine sul movimento, attraverso un lavoro sulla densità e sulla circolarità di respiro, percezione e osservazione.

Poi ci sono la vestizione e il trucco.

Attraverso queste tre fasi si entra gradualmente in uno stato di concentrazione fisica ed emotiva e ci si prepara per la creazione spontanea e guidata.

 

La tensione del laboratorio è di condurre i partecipanti all’interno dell’intero iter creativo, dalla preliminare ricerca iconografica e del materiale per la scena (in autonomia e solitudine), al primo contatto con gli altri e con un altro luogo. Dalla concentrazione fisico-emotiva alla creazione non di un personaggio, ma di una figura.

 

vincenzo schino e marta bichisao

OSPITI
laboratorio di visual e performing art con vincenzo schino, marta bichisao e “gli ospiti” di pierluca cetera
Workshop ospiti

Quello che in questo laboratorio vorremmo sperimentare, approfondire, guardare con la lente d’ingrandimento è il rapporto tra un corpo che danza e la pittura in scena.

Da diversi anni Opera si misura con la presenza nel luogo teatro di altre opere d’arte e forme artistiche ”statiche”, in particolare scultura e pittura. Ogni forma d’arte è portatrice di una precisa relazione con chi ne fruisce, con chi la osserva, ma anche custodisce una metodologia di creazione.

Le opere d’arte statiche comprendono quadri, sculture, strutture architettoniche mirabili…In queste forme artistiche il potere dinamico del creatore è gelosamente custodito nella forma dell’opera. I movimenti che ha usato nel disegnare, nel dipingere e nel modellare hanno caratterizzato il suo lavoro e rimangono fissati nei tratti ancora visibili della matita, del pennello o dello scalpello. L’attività della sua mente si rivela nella forma data al suo materiale.

L’effetto di un’opera d’arte statica sull’osservatore è profondamente diverso da quello di uno spettacolo teatrale sullo spettatore. Di fronte ad un quadro la mente dell’osservatore è spinta a seguire un proprio percorso. I ricordi e le associazioni d’idee portano ad uno stato d’animo contemplativo e ad un’attività interiore meditativa. Il pubblico di un dramma, di un balletto ecc non ha la possibilità di contemplare. La mente dello spettatore è forzatamente sommersa dal flusso di avvenimenti in continua evoluzione che, richiedendo una reale partecipazione interiore, non lascia tempo per la riflessione elaborata o la meditazione. (LABAN “L’arte del movimento”).

 

Ci interessa in quest’occasione confrontare questo punto di visita con l’idea di un teatro che alterni la contemplazione all’azione e che sappia creare una relazione drammatica tra opera d’arte e performer.

 

Dal punto di vista pratico la domanda che ci spinge riguarda che tipo di relazione una figura viva, vivente e che respira, mette in atto con un’opera d’arte in scena.

Quale percorso, fra i tanti e tutti intuitivi- non abbiamo nessuna procedura definita- mettiamo in atto perché accada qualcosa tra il performer e l’opera? Qualcosa che possa essere condiviso, osservato e ricevuto da uno spettatore.

Questo laboratorio è una follia, un esperimento reale, destinato a creare per ogni performer un proprio percorso di “lettura fisica e corporea” dell’opera con la quale lavoreremo ad una composizione: leggere l’opera, estrarre informazioni interessanti, incorporarle e trasformarle in azione.

Cercheremo l’integrazione di due fasi di lavoro: si partirà da un lavoro sensibile sul corpo in movimento e sulla danza, per spostarci verso un’indagine su alcuni principi di composizione dei corpi in relazione allo spazio, gli altri corpi in scena e ad alcuni “ ospiti”, opere pittoriche dell’artista Pierluca Cetera.