XX,XY primo passo nella tragedia di Amleto


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Consideriamo Amleto come porta per entrare in intimità con il teatro.
Amleto utilizza il gioco teatrale per conoscere e cambiare la realtà, per mettere a fuoco i fatti del mondo in cui vive. 
La nostra proposta di lavoro su Amleto è insieme isolamento e sintesi: non ci occupiamo dei fatti che caratterizzano la sua vicenda, lo attraversiamo invece come luogo, come dispositivo per l'ascolto, per la comunicazione e la commozione. Commozione intesa come muoversi insieme, attori e spettatori. Provare a vivere le stesse sensazioni.  
In questo primo passo ci interessa partire dal suono di Amleto sia come materia - composizione sonora- che come letteralità dell'immagine corrispondente, che fissa il regicidio di Amleto, permettendone un'eterna ripetizione. 
Come nel linguaggio cinematografico, la vicinanza con un dettaglio comunica direttamente la sensazione di un'azione concreta.
L'immagine è emblematica e fisiologicamente chiara: l'assassinio del padre con il veleno colato nell'orecchio.
La ricostruiamo in scala gigante. Ci avviciniamo e ingigantiamo un dettaglio per arrivare alla pura sensazione fisica. Entriamo nella materia. 
I performer sono un uomo e una donna. L'alto e il basso, il maschile e il femminile, XX e XY. 
I linguaggi utilizzati: la scultura e la danza.
 
 
cura della visione e regia vincenzo schino – performer emiliano austeri/ gigi ottolino, marta bichisao – coreografia marta bichisao – suono federico ortica – dramaturg letizia buoso – scenografia emiliano austeri – scultura leonardo cruciano workshop – cura marco betti – produzione opera, teatro franco parenti – con il sostegno di terni festival, ass. demetra, stefano romagnoli